Da cosa è formata la corteccia cerebrale?

La corteccia cerebrale ha un’organizzazione laminare (ossia in essa si possono riconoscere degli strati di cellule).
Sei strati di cellule sono presenti nella neocortex, che occupa il 95% del telencefalo (caratterizzato da due emisferi divisi tra loro da una grande scissura interemisferica).
Porzioni di corteccia filogeneticamente (per filogenesi si intende la storia evolutiva di un insieme di organismi, contrariamente alla ontogenesi che fa riferimento alla storia evolutiva del singolo organismo) più antiche sono presenti nel lobo temporale e presentano un minor numero di strati e sono:
– paleocortex dell’uncus (estremità anteriore del giro paraippocampale che riceve fibre nervose direttamente dal bulbo olfattivo) correlata all’olfatto;
– archicortex dell’ippocampo del lobo temporale (correlata alla memoria).
Paleocortex e Archicortex occupano il restante 5% della corteccia cerebrale.
Ognuno dei sei strati della neocortex ha una specifica propria:
I. Molecolare (estensioni apicali dei dendriti e pochi neuroni).
II. Granulare Esterno (neuroni piramidali e neuroni stellati).
III. Piramidale Esterno (piccoli e medi neuroni piramidali, fonte di efferenze corticocorticali) (le fibre efferenti sono vie nervose che trasportano il messaggio neurale dal sistema nervoso verso l’organo periferico).
IV. Granulare Interno (neuroni stellati e piramidali, obiettivo di afferenze talamocorticali) (le fibre afferenti sono vie nervose che trasportano il messaggio neurale dall’organo periferico verso il sistema nervoso)
V. Piramidale Interno (grandi neuroni piramidali i cui assoni vanno dalle zone corticali alle zone sottocorticali)
VI. Polimorfo (grandi e piccoli neuroni piramidali e neuroni multiformi).
La corteccia contiene circa 100 miliardi di neuroni500 miliardi di cellule della glia e una stratificazione di capillari.
Le cellule della glia:
– sostengono i neuroni, permettendo uno scambio nutritivo e gassoso fra loro e il sangue;
– riparano le lesioni del sistema nervoso centrale;
– modulano la trasmissione dell’impulso nervoso.
Tra le principali cellule gliali ne possiamo citare due:
– Oligodendroglia (formano una guaina mielinica attorno agli assoni nel sistema nervoso centrale);
– Cellule di Schwann (formano una guaina mielinica nel sistema nervoso periferico).
Più della metà della superficie corticale è nascosta all’interno dei solchi.

Image on Wikipedia

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Giornata dedicata all’Autismo

Il termine autismo, coniato all’inizio del novecento dallo psichiatra psicodinamico svizzero Eugen Bleuler, deriva dal greco αὐτός e significa «se stesso». Tale origine racchiude in sé le difficoltà comunicative e sociali che possono essere riscontrate a diversi livelli nelle sindromi dello spettro autistico.

L’immagine rappresenta un disegno realizzato da un bambino autistico: tutti i colori entrano in una sorta di buco nero che attrae tutto e dal quale fuoriesce ben poco. Questo perché sono bambini che vivono molto in se stessi, come se tirassero tutto verso il loro interno senza mai far uscire qualcosa al di fuori. Non a caso una delle manifestazioni più importanti dell’autismo è la solitudine, che a volte nemmeno viene avvertita consapevolmente.

La giornata di oggi è dedicata all’autismo e raffigurata in una coccarda fatta di un puzzle multicolore, a ricordare che numerose sono le patologie dello spettro autistico. Appropriato è anche l’accostamento del movimento di questi bambini alle onde del mare, dato che tendono ad “ondeggiare” costantemente in presenza di altri.

Alcuni comportamenti da tenere d’occhio sono i seguenti:
– sono bambini che non amano essere coccolati;
– sono bambini che evitano il contatto oculare quando parlano (spesso, però, sono talmente nervosi nell’eloquio che finiscono con il non rispondere proprio);
– preferiscono stare da soli;
– amano sempre le stesse cose;
– hanno un’estrema difficoltà ad interagire con gli altri;
– possono giocare da soli per ore e ore facendo roteare i giocattoli;
– sottovalutano i pericoli;
– hanno una minore sensibilità al dolore.

Molto del tempo trascorso da questi bambini è in silenzio (“Their silence is a strong statement” Cicero”), anche se poi possono improvvisamente urlare.

Le Sindromi dello Spettro Autistico sono definite Sindrome di Disconnessione del Neurosviluppo, in quanto nel cervello di questi pazienti vi sono aree a connessioni alterata, sia in senso di iperconnettività che di ipoconnettività nei circuiti locali e a distanza.

Immagini qui: https://it.pinterest.com/pin/212724782371189085/

Curiosità: cosa genera l’odio nel cervello?

Il professore Semir Zeki ha esaminato un campione di 17 soggetti di controllo (10 uomini e 7 donne) intenti ad osservare immagini di persone da loro odiate e persone conosciute, per le quali non nutrivano nessun tipo di sentimento.
Grazie alle neuroimmagini è stato riscontrato che sia il putamen (parte esterna del nucleo lenticolare connessa alla percezione del disprezzo e del disgusto) che l’insula (corteccia insulare) reagiscono alla visione delle immagini di persone odiate. È da notare, però, che insula e putamen si attivano anche quando i soggetti vedono immagini del partner di cui sono innamorati; dunque queste sono due aree importanti nell’amore romantico.
Questo perché il putamen potrebbe essere coinvolto in quella fase “aggressiva” che vi è in ogni forma d’amore: la “difesa territoriale”, ossia la protezione della donna/dell’uomo amata/o da potenziali rivali; mentre l’insula sarebbe coinvolta nella sofferenza che, lo sappiamo bene tutti, prima o poi viene data anche dall’amore più solido che abbiamo mai visto.
Quindi, in termini cerebrali, qual è la differenza tra l’amore e l’odio?
Una vasta area della corteccia si disattiva durante l’amore, mentre solo una minima parte di essa si disattiva durante l’odio: questo perché nell’amore romantico il partner ha un atteggiamento meno critico e giudicante nei confronti dell’amato, cosa che, di certo, non accade davanti al sentimento di odio, atto a distruggere l’immagine della persona che tanto disprezziamo.

Da un punto di vista cerebrale, dunque, l’odio e l’amore sono due sentimenti interessanti e di uguale potenza: in comune hanno l’aspetto irrazionale, che può condurre gli individui a compiere atti eroici o malvagi, per la persona oggetto della loro attività mentale. Magari la questione centrale sta nella capacità di mentalizzare, distinguere il proprio sé dal prossimo, per imparare a non attribuire le convinzioni insite nel nostro stesso Ego a qualcuno che ci assomiglia (o a cui vorremmo assomigliare, o che “mamma mia, piuttosto che assomigliare a lei, mi taglio tutte le vene”).

Auguri di Pasqua con sorriso asimmetrico: cosa c’è che non va nella Gioconda?

Uno studio pubblicato su Nature Scientific Reports, nel marzo del 2017, ha messo in luce l’ambiguità del sorriso della Gioconda in relazione ai condizionamenti esterni a cui possiamo essere sottoposti: sulla base della percezione di stimoli piacevoli o spiacevoli possiamo concepire l’espressione di questo ritratto come triste o allegra. Anche a seconda del nostro stato d’animo possiamo interpretare il sorriso della Gioconda più o meno pregno di felicità.
Cosa possiamo considerare, però, dal punto di vista clinico?
Alcuni studiosi, analizzando il quadro, hanno attribuito le seguenti condizioni alla gentil donzella:
– La vaga colorazione giallognola della cute potrebbe essere dovuta a patologia epatica, ittero (o magari, più semplicemente, nel tempo l’opera può aver perso il suo colore originale).
– Subittero (vedi sclere giallognole).
– Fronte troppo alta, forse dovuta ad ipotiroidismo o ipertiroidismo oppure alopecia e l’alopecia potrebbe legarsi anche all’assenza delle sopracciglia (oppure l’assenza delle sopracciglia potrebbe essere dovuta a motivi estetici).
– Edema peri-palpebrale (gonfiore sotto gli occhi) forse dovuto ad insufficienza renale.
– Lieve gozzo (probabilmente legato all’ipertiroidismo).
– Xantelasma come accumulo di tessuto adiposo sottocutaneo dovuto a iperlipidemia, ossia l’aumento dei grassi nel sangue.
– Lesione a livello della mano, nodosità delle nocche e gonfiore delle dita, come se vi fosse artrite reumatoide.
– Il braccio sinistro sembra inerte e sorretto dal braccio destro (quasi a sottolineare un pregresso ictus con emiparesi sinistra).
– L’asimmetria del sorriso potrebbe essere dovuta a paralisi del nervo faciale oppure alla mancanza di denti anteriori.
– Inoltre l’asimmetria del sorriso potrebbe indicare irregolarità della sfera emotiva; la forma della testa, invece, deficit cognitivi.
E se le cose fossero meno negative di quanto possano sembrare?
Probabilmente la posizione degli arti della Gioconda sul ventre prominente potrebbe essere segno di una gravidanza appena portata a termine (o in atto).
Dove voglio arrivare, con tale studio preso in prestito?
Ad un semplice augurio pasquale: guardate le cose da più prospettive diverse, prima di effettuare una catastrofica diagnosi sul vostro modo di vivere (che magari non va mica così male).
Buona Pasqua a tutti!

Articolo di riferimento:
“Mona Lisa is always happy and only sometimes sad” in Neture Scientific Reports 7: 43511 10 Marzo 2017

Cosa succede quando apprendiamo?

L’apprendimento passa per quattro step: acquisizione, comprensione, organizzazione, ritenzione.

L’acquisizione avviene durante la lettura di un libro, l’ascolto di un concetto chiave di una lezione, e qualsiasi altra attività che richiede la fissazione di informazioni in memoria, che dovranno essere conservate per un periodo più o meno lungo.
La comprensione è un processo che mira a capire effettivamente il brano del libro letto o ciò che è stato proferito durante la lezione: occorre una mirata capacità di sintesi delle informazioni, ed evitare fonti di distrazione, per restare concentrati su quanto si sta svolgendo.
Dopo aver acquisito e compreso le informazioni, occorre organizzarle per poter facilitare la loro memorizzazione. L’organizzazione segue diversi criteri di codificazione. Può avvenire seguendo l’ordine temporale di acquisizione delle informazioni (come quando si racconta la storia di un libro letto), oppure un riferimento legato allo spazio (come quando si ricordano i nomi di persone incontrate ad un’importante cena di lavoro, prendendo come riferimento il posto occupato a tavola). Inoltre, l’organizzazione del materiale può avvenire suddividendo le informazioni da acquisire per categorie di appartenenza o facendo delle associazioni utili alla rievocazione (avete presente la filastrocca per ricordare il nome delle catene delle Alpi?) La ritenzione, per finire, è il mantenimento, nella propria mappa mentale, di quanto appreso e consolidato che dovrà, all’occorrenza, essere rievocato.

Apprendimento: attività naturale o induzione artificiale?

Il cervello è plastico: si adatta alle esperienze dell’ambiente in cui ci troviamo, e da queste esperienze può restare influenzato e modificare l’attività delle sue connessioni sinaptiche, per potenziare al massimo il suo funzionamento. Dunque il sistema nervoso, a tutti gli effetti, viene modellato dall’apprendimento, ed è importante che questa sia un’esperienza condotta nel modo più naturale possibile. Ogni individuo deve tener conto delle proprie esigenze, senza essere vincolato all’artificiosità di uno studio nel quale il motivo-guida resta quello dell’imparare tutto a memoria (attività che, alla fin fine, serve a poco).

L’apprendimento, per poter essere efficace, deve essere legato alla curiosità: osservare, esplorare e provare, aiutano ad assimilare attraverso l’attività pratica. Ciò è particolarmente utile per i bambini che non hanno un #cervello pienamente sviluppato per poter legare insieme e ritenere concetti più o meno complessi.

Da tenere conto che l’apprendimento non può avvenire in un’unica fase: non si può pretendere di ricordare tutto e subito ma, con pazienza, si deve dare il tempo al proprio cervello di conoscere e acquisire concetti nella propria mappa mentale, e legarli ad informazioni precedentemente consolidate, per rendere il materiale assimilato più familiare e non totalmente slegato dal resto. Inoltre il vero apprendimento deve essere caratterizzato dal coinvolgimento: non deve essere un’isolata occasione di studio, ma un vero e proprio vivere gli argomenti che si hanno davanti, tenendo fede ai propri bisogni e mettendo da parte lo stress che può soffocare il proprio rendimento.

Apprendimento: quello che occorre sapere

Uno stato di malessere generalizzato e un dolore fisico/morale possono incidere negativamente sulla capacità di apprendimento, mentre la novità e l’interesse restano fattori più che positivi per il proprio studio. Mai guardare, dunque, con ostilità o paura un nuovo quantitativo di informazioni da assimilare, perché al loro interno potrebbe nascondersi un mondo entusiasmante da scoprire e utilizzare, per formarci come adulti e professionisti in grado di dominare la realtà che ci circonda.

Una possibile strategia da adottare è suddividere il materiale da apprendere in paragrafi più corti, e renderli il più concreti possibile, con esempi o figure in grado di rendere evidente il concetto astratto, proprio come fosse un oggetto a portata di mano. In fondo, un’immagine può essere più evocativa di una serie di periodi complessi, e un sistema di numeri inseriti in lineari equazioni può aiutare di più rispetto ad una sfilza di numeri lasciati liberi e in ordine sparso.

Mai tentare di superare i limiti fisiologici del proprio organismo e prendere necessarie pause, per permettere al cervello di carburare nuovamente: in fondo la nostra curva dell’attenzione oscilla tra i 20/30 minuti, perché perseverare in una lettura quando proprio non si riescono a capire nemmeno le informazioni più basilari del testo?

Usare mappe concettuali può essere utile per mostrare graficamente il proprio pensiero e dare una linearità ai concetti: colori vivididisegniimmagini, ripetere come se si stesse tenendo una lezione ad altri… tutto ciò che rende l’apprendimento emozionale, oltre che logico e mnemonico, agevola molto lo studio che si deve affrontare.

Non ci sono difficoltà che tengano: datti il tuo tempo senza seguire quello degli altri, e cerca la tua strada senza ascoltare chi ti dice quello che è giusto per te, senza nemmeno darti la possibilità di esprimerti, e non aver paura di sbagliare! L’apprendimento passa soprattutto da chi ha il coraggio di osare e mettersi in gioco: aprire la mente, creare ricordi vividi e dinamici senza più la paura dello studio e di non essere all’altezza, aiuta a crescere, maturare e a creare la propria finestra di concetti e acquisizioni, tramite la quale affacciarsi sul mondo e sentirsi finalmente soddisfatti del proprio operato.

Photo by Victoria Kure-Wu on Unsplash

SFATARE LUOGHI COMUNI

Girando per il web, ho trovato un post dal titolo “Una lezione molto corta di psicologia” e lo vorrei copiare-incollare qui, al fine di poter rispondere, tono su tono, a tale insieme di luoghi comuni.

Questo il post in oggetto d’esame:

– Quando qualcuno ride troppo, anche per cose stupide, lo fa perché è distrutto dentro.
– Quando una persona dorme molto, è sola.
– Quando una persona parla poco o troppo velocemente, ha un segreto da nascondere.
– Quando una persona non riesce a piangere, è debole.
– Quando una persona mangia in modo esagerato, è tesa.
– Quando una persona piange per le piccole cose, è sensibile.
– Quando qualcuno si interessa a te, nonostante sia impegnata, lui/lei ti ama davvero.

Dato che mi preme sottolineare quanto la psicologia sia scienza a tutti gli effetti, ecco qui il mio personale elenco:

– Quando qualcuno ride troppo, anche per cose stupide, evidentemente ha una paralisi pseudobulbare (se il riso è spastico) o può soffrire di isteria/maniacalità (se il riso è sfrenato) o può essere demente e avere un riso beato e insensato.
– Quando una persona dorme molto, può soffrire di ipersonnia e può avere difficoltà a svegliarsi e a tenersi attiva nelle situazioni sociali.
– Quando una persona parla poco o troppo velocemente, nel primo caso si può avere un’afasia di Broca (se c’è agrammatismo mi preoccuperei molto) mentre nel secondo caso potrebbe essere presente un’afasia di Wernicke (se il “velocemente” assomiglia più a una supercazzola senza senso).
– Quando una persona non riesce a piangere, è perché è iniziato il suo programma preferito alla tv e non ha tempo di lamentarsi.
– Quando una persona mangia in modo esagerato, soprattutto cioccolata, è perché ha bisogno di un aumento di serotonina nel suo cervello.
– Quando una persona piange per le piccole cose, sta nella sindrome premestruale.
– Quando qualcuno si interessa a te, nonostante sia impegnata, è perché lui/lei ha bisogno di divertirsi un po’, dato l’esasperante impegno di coppia. O forse sei tu che ti stai facendo troppe pippe mentali.

E per voi cosa significa “psicologia”?

Pillola d’Amor Proprio num. 10

Una volta mi hanno chiesto:

Vale, ma è normale che a 24 anni mi sento già vecchia? Vedo tutti avere fatto un sacco di cose che non ho fatto e penso che non sarò più in tempo. Non ho trovato l’amore e sono sempre trattata male da ogni ragazzo che ho avuto, ho viaggiato poco, ho pochi amici, ancora devo prendere la triennale. È come se avessi l’ansia di aver fatto pochissimo nella vita.

A mio avviso, un cruccio comune, ma ricordate che ognuno ha il suo tempo nel quale vivere.

La mia compagna del liceo è al secondo figlio, mentre io non credo di aver amato mai veramente. Un’altra compagna del liceo non ha frequentato l’università, ma lavora già. Io sono pure abilitata alla professione e chissà quanto tempo passerà, prima che mi permetteranno di esprimere un minimo di capacità (in maniera remunerata). Di norma tutti, da piccoli, imparano ad andare in bicicletta e, beh, io non sono capace. Ho viaggiato poco, per mancanza di tempo e soldi. Ma la mia vita non si ferma qui.

Ho 26 anni, non sono sul letto di morte.

I viaggi che non ho intrapreso nella giovinezza, saranno le mete della mia età adulta. Il lavoro che ora non ho, mi permetterà di crescere nella mia maturità. L’amore che non ho dato o ricevuto ora verrà ripagato da un caldo abbraccio appena imparerò a guardare con gli occhi del cuore e non solo a ragionare con le sinapsi. Se vorrò, i figli arriveranno, altrimenti significherà che mi sentirò completa per ciò che avrò.

Il problema dell’umanità è il perenne confronto col prossimo: non sei tu ad essere sbagliata, è errato il metro di paragone per giudicare vite che sono distanti, che non hanno lo stesso ritmo o gli stessi gusti. Non sei indietro, sei semplicemente nel tuo tempo. Se accetti di essere nel tuo tempo e se smetti di farti la guerra, tutto ciò che desideri per te avrà modo di essere costruito.

Certamente questa ragazza avrà quella triennale.
Imparerà ad amare, ad avere accanto veri amici con i quali scoprire posti nuovi e si basterà, smettendola di cercare di calpestare altre orme sul terreno, nel momento in cui comprenderà che vive in un libro dalle pagine bianche che aspetta solo il suo coraggio, per poter essere riempito dell’inchiostro della sua esistenza.

MEMENTO AUDERE SEMPER

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